martedì 3 marzo 2026

Albanova (CE). Aveva solo 4 anni

6.3.1944. Albanova oggi  Casal di Principe (Caserta).

Il fumo degli incendi oscurava l’orizzonte e il rombo dell’artiglieria faceva tremare le case di pietra. In quel lembo d’Italia la guerra non era più una linea sulle mappe, ma una presenza feroce che entrava nelle case e nei corpi. Non distingueva tra soldati e civili: colpiva chiunque si trovasse sul suo cammino.



Maria e le altre donne del villaggio avevano imparato a temere non solo le esplosioni, ma il silenzio che le precedeva. Quando i reparti coloniali dell’esercito francese, tra cui i goumiers, comparvero sulla strada principale, il terrore divenne paralizzante. Senza protezione, molte fuggirono nei boschi, nascondendosi tra rocce e querce, soffocando i singhiozzi per non farsi scoprire.

«Eravamo ficcate come vermi nelle grotte», ricorda una testimone. Ma la violenza non risparmiò neppure i bambini. Raffaella (nome di fantasia), quattro anni, fu tra le vittime: le ferite riportate resero necessario il ricovero presso l’Ospedale Pellegrini di Napoli.

La guerra mostrò il suo volto più crudele: quello che travolge innocenti senza colpa. Donne e bambini, estranei a ogni strategia o ideologia, pagarono il prezzo più alto, segnati per sempre da un dolore che nessuna vittoria può cancellare.


                       Visita il sito ufficiale dell'associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate



                      Storia documentata, tratta dal libro “Il dossier segreto dei crimini francesi Vol III"

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