sabato 28 febbraio 2026

Pastena (FR) – L’eccidio di “Pietra la Spina”, compiuto da reparti coloniali dell’esercito francese




Il 25 maggio 1944 rimane una delle date più nere della storia di Pastena. In località Pietra la Spina, presso l’abitazione della famiglia Zomparelli, si consumò una strage che colpì il cuore della comunità e lasciò una ferita mai rimarginata nella memoria collettiva del paese.

In quelle ore di caos seguite al passaggio del fronte, alcuni soldati dei reparti coloniali nordafricani inquadrati nell’esercito francese si resero responsabili di un atto di violenza estrema e gratuita. Senza provocazione, senza resistenza, senza alcuna ragione militare o necessità bellica, vennero brutalmente assassinatiChiaro Antonio, Zomparelli Rosa, Chiaro Vincenzo e Colantuono Antonio

Non si trattò di uno scontro armato, né di un’azione di guerra: fu un eccidio di civili inermi, compiuto con una ferocia che travalicò ogni giustificazione possibile. Le vittime furono colpite all’interno o nei pressi della loro abitazione, luogo che avrebbe dovuto rappresentare rifugio e sicurezza, trasformato invece in teatro di morte.


Una violenza gratuita che sconvolse l’intera comunità

La notizia della strage si diffuse immediatamente in tutto il paese, provocando sgomento, paura e indignazione. Pastena era una comunità piccola, dove tutti si conoscevano: le persone uccise erano note per la loro rettitudine, laboriosità e bontà d’animo. Proprio per questo l’omicidio apparve ancora più inspiegabile e crudele.

Quel giorno segnò una frattura profonda tra la popolazione civile e una parte delle forze che, almeno sulla carta, erano giunte come liberatrici. L’assenza di una motivazione, la sproporzione della violenza, l’uccisione deliberata di uomini e donne disarmati trasformarono quell’episodio in un atto di puro terrore, privo di qualsiasi logica militare.

Memoria e responsabilità storica

Ricordare la strage di Pietra la Spina non significa alimentare odio, ma riconoscere la verità dei fatti e restituire dignità alle vittime. La responsabilità di quei crimini ricade su chi li commise, non su interi popoli o nazioni, ma non può essere cancellata né minimizzata in nome della retorica della guerra di liberazione.

A distanza di decenni, il sacrificio di Chiaro Antonio, Zomparelli Rosa, Chiaro Vincenzo e Colantuono Antonio resta un monito: la guerra, quando perde ogni freno morale, può trasformarsi in violenza cieca contro gli innocenti.

Ricordarli oggi significa opporsi all’oblio e riaffermare che nessuna divisa giustifica un omicidio, nessuna vittoria cancella una strage.













 

Africa settentrionale, Campo di Concentramento di Magasan-Casablanca. Omicidio Carabiniere Belli Angelo

 

Il 27 luglio 1943, nel campo di concentramento americano n.100 di Masagan (Casablanca), avvenne un episodio che i testimoni descrissero come segnato da crudeltà e sadismo delle sentinelle marocchine.
Da circa quindici giorni ai prigionieri non veniva distribuito tabacco, e le guardie incoraggiavano un mercato clandestino, scambiando sigarette con sapone o denaro.

Diversi testimoni raccontarono che una sentinella della torretta n.18 prima lanciò tabacco ai prigionieri e poi, con freddezza, imbracciò il fucile, prese la mira e sparò verso un gruppo di soldati disarmati all’interno del campo.
Il colpo colpì al petto il carabiniere Belli Angelo classe 1907, che crollò immediatamente a terra.




I compagni tentarono di soccorrerlo, ma la stessa guardia minacciò con il fucile chi cercava di avvicinarsi, impedendo i primi soccorsi mentre il ferito agonizzava.
Solo dopo circa mezz’ora arrivò un’ambulanza americana.


L’episodio suscitò forte indignazione tra i detenuti, soprattutto quando alcuni ufficiali francesi, invece di condannare l’accaduto, si congratularono con la sentinella, offrendole una sigaretta e battendole una mano sulla spalla.

Per molti prigionieri quel gesto confermò un clima di brutalità e impunità, in cui la vita di un soldato prigioniero poteva essere spezzata per un atto di puro arbitrio.







Francia. Omicidio di Garetti Pasquale nel Campo di Concentramento di Vernet

 

CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI VERNET



Il 7 luglio 1940 nel campo di Vernet fu ucciso GARETTI  PASQUALE nato nel 1877 a Savona, fu sotterrato nel cimitero del campo. Benché sessantaduenne fu continuamente picchiato dalle guardie. Una notte tutta la prigione fu svegliata dalle urla che uscivano dalla cella ove il pover’uomo era rinchiuso alla mercé d’un gendarme ubriaco. L’indomani fu data notizia del “suicidio” del disgraziato per impiccagione. Il corpo era tutto un’ecchimosi e portava tra gli spazi intercostali tracce d’un oggetto penetrante identificabile nella canna di una rivoltella. 



Testimoni fu Bermann Mayer tedesco trasferito nel campo de cactus, Mayer è pure testimone oculare di coltellate date a un polacco con la scusa che i polacchi non avevano sufficientemente resistito all’urto della Panzer  Divisionen.






Roccagorga( LT). L'ultimo cammino di Anastasio Gigli

 

Dal racconto della sorella Annunziata Gigli:  quel maledetto 11 giugno 1944 ci recavamo alla vigna vicino a Maenza (LT), io con mio marito Ruggero, e i miei fratelli Anastasio e Modesto il quale portava l’asino. Lungo il cammino cominciò a piovere e trovammo riparo sotto un albero. Ad un tratto incontrammo un gruppo di soldati marocchini che chiesero e nel contempo  presero  Anastasio  per  farsi accompagnare a Roccagorga al fine di approvvigionarsi di acqua. Così si avviarono verso il paese e noi proseguimmo verso la campagna. Verso le 11et30 mia sorella Clarice incontrò Anastasio e gli chiese come mai non fosse andato in campagna; lui le rispose che avrebbe accompagnato i soldati e poi ci avrebbe raggiunto. Ma ciò purtroppo non avvenne mai. Alle 12et30 in paese si sparse la voce che avevano visto un gruppo di goumiers trasportare un corpo avvolto in un lenzuolo insanguinato. 



Non vedendo  arrivare  Anastasio  insieme  ai  miei  fratelli,  iniziammo  a cercarlo  nelle  campagne del  paese  ma  non  riuscendo  a  trovarlo  ci recammo  presso  i  Carabinieri  di Roccagorga  e  poi  presso quelli  di Maenza, poiché i fatti erano capitati in quei territori. Trascorsi tre giorni in ricerche estenuanti  e senza alcun risultato, finalmente una donna ci indirizzò all’ospedale di Priverno, ove disse di aver visto un ragazzo ferito. Pertanto andammo immediatamente al nosocomio, e qui i medici ci riferirono che un gruppo di goumiers avevano portato un giovane già senza  vita,  “ucciso  da  una  ferita  mortale,  un’arma  da  taglio,  una baionetta o un coltello” e che, conclusero i medici, la salma del ragazzo denunciava la presenza evidente di violenze. Il corpo venne trasportato all’interno del cimitero e lì tra pianti e disperazione fu identificato.




martedì 24 febbraio 2026

Priverno (LT). Eccidio di Valle Canneto (7 giugno 1944).




7 giugno 1944 – Priverno (LT), località “Valle Canneto”.
Cinque soldati coloniali francesi, mentre tentavano di inseguire una donna sessantenne sparando alcuni colpi di moschetto contro di lei  scopo violenza, uccisero i coniugi Caringi Giuseppe di anni 33, e Braga Assunta di anni 32, che si erano affacciati alla porta della loro abitazione per prestare soccorso alla donna.




(immagine creata tramite intelligenza artificiale)


nella foto i coniugi Caringi





La documentazione e le relazioni redatte dall’Arma dei Carabinieri sono state raccolte, analizzate e descritte nel presente volume.
















 

Giugno 1940 in Francia: arresti e rastrellamenti di civili italiani



La notizia della dichiarazione di guerra alla Francia non diede altro che il via a un risentimento nazionale anti-italiano che portò a una selvaggia caccia all’italiano.
Un odio soprattutto di governanti francesi i quali premeditano e ordinano gli arresti di massa con l’aggiunta personale d’inaudita brutalità; è un odio totale e folle che al passaggio degli italiani inquadrati, al transito dei convogli, carri bestiame, inveiscono e offendono gli italiani destinati ai campi di concentramento con ritornelli miserabili, “sale Italien! sale macaroni!”



Nei campi di concentramento gli italiani sono addensati in ambienti immondi e sottoposti a torture e sevizie di aguzzini compiacenti. Se la guerra dell’Italia alla Francia poneva in evidenza il drammatico problema della situazione in cui veniva a trovarsi la grande massa degli italiani in Francia nessuno poteva immaginare tanta ferocia e tanta stupidità scatenate contro gli italiani. Si resta allibiti nel considerare che questi francesi in uno dei momenti più tragici della loro storia, quando i tedeschi erano alle porte di Parigi, quando il loro esercito fuggiva in un disordine incredibile, quando per le strade di Francia i civili si schiacciavano a vicenda per trovare una disperata via di scampo, abbiano potuto e voluto mobilitare una piccola armata di poliziotti e organizzare degli interminabili treni facendoli passeggiare attraverso tutto il paese via Rennes-Bordeaux e Tolosa. Sono andati alla caccia degli italiani con un eroismo spregiudicato e con una fretta rabbiosa tutta la notte dal 10 all’11 e tutto il giorno dell’11 e 12 giugno nelle strade, nelle case, negli uffici facendo scendere dai letti infermi o ammalati.                                                                             



Rapporto del R.V. Console reggente di Parigi al Ministero degli Affari Esteri che potete trovare  qui 

 


domenica 22 febbraio 2026

I prigionieri italiani nei campi francesi in Africa Occidentale

I prigionieri italiani nei campi francesi in Africa Occidentale


Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la fine delle operazioni militari in Nord Africa, migliaia di militari italiani furono catturati dalle forze francesi legate alla Francia Libera e trasferiti in vari campi di prigionia, alcuni dei quali situati nell’Africa Occidentale Francese (AOF), vasta federazione coloniale che comprendeva territori come Senegal, Mali, Costa d’Avorio e Niger.

Le condizioni climatiche, la scarsità di risorse e la precarietà organizzativa dei campi in territori coloniali contribuirono spesso a rendere la vita dei prigionieri particolarmente dura. Caldo estremo, carenze alimentari e assistenza sanitaria insufficiente sono elementi ricorrenti in molte testimonianze.

Maltrattamenti e punizioni degradanti

Campo di Concentramento di Costantina (Algeria).

Nel libro storico-documentale del giornalista e Presidente ANVM vengono riportate accuse di punizioni particolarmente severe e umilianti inflitte ai prigionieri italiani. Tra queste:

Obbligo di rimanere sull’attenti sotto il sole, senza copricapo, reggendo pesi (come mattoni) per lunghi periodi



Costrizione a camminare carponi lungo il campo. Umiliazioni davanti alle latrine o in altre situazioni degradanti.





È importante sottolineare che tali testimonianze provengono soprattutto da memorie individuali, diari e resoconti pubblicati nel dopoguerra dai vari ministeri e custoditi presso l'archivio militare e archivio di Stato.

Il contesto giuridico e storico

Secondo la Convenzione di Ginevra, i prigionieri di guerra dovevano essere trattati con umanità e protetti da violenze, insulti e trattamenti degradanti. Tuttavia, durante la Seconda guerra mondiale, le violazioni delle convenzioni internazionali furono purtroppo frequenti in diversi schieramenti e aree geografiche.

Nel caso dei campi francesi in Africa, le difficoltà logistiche, la tensione politica post-bellica e l’eredità del conflitto contribuirono a una gestione spesso dura dei prigionieri. La documentazione archivistica disponibile mostra un quadro variegato: accanto a situazioni di trattamento conforme alle norme internazionali, emergono anche segnalazioni di abusi. omicidi e torture oltre a condizioni gravose.







Pastena (FR) – L’eccidio di “Pietra la Spina”, compiuto da reparti coloniali dell’esercito francese

I l 25 maggio 1944 rimane una delle date più nere della storia di Pastena . In località Pietra la Spina , presso l’abitazione della famigli...