📜 IL GRANDE INGANNO:
Quando la Memoria cancella la Storia
Ecco il documento che smentisce la versione ufficiale
Esiste una narrazione che per anni ha dipinto i fatti di Sant’Angelo (16 aprile 1944) come un eccidio di bambini inermi bruciati vivi dai tedeschi. Ma quando si aprono gli archivi e si leggono i verbali originali dell'epoca, emerge un grande inganno storico: la realtà dei fatti è stata manipolata per scopi celebrativi.
documento ritrascritto
Il 16/4/44 due soldati tedeschi della M. S. Angelo (circa 2,5 km. nordovest di Priverno) nel loro viaggio di ritorno al loro accampamento, passarono vicino ad una capanna ed uno di essi si fermò per breve tempo e l’altro lo aspettò camminando più lentamente. Qui venne attaccato da un civile, probabilmente dall’italiano Rossi Alfiero, che senza alcuna ragione colpì il soldato alla testa ferendolo gravemente, tanto che il militare cadde a terra privo di sensi. La sua pistola gli venne rubata.
Un intelligente Comando perquisì tutte le capanne e fienili che sono nella zona, e prese la madre dell’italiano. Uomini non ne vennero trovati.
Alla sera un comando germanico di cacciatori, predispose un nuovo controllo e mentre si avvicinava una pattuglia al posto dove avvenne l’inconsulto atto, un civile saltò nella capanna. Pur essendo stato intimato il fermo, il civile non si diede per vinto e così fu messa a fuoco la capanna, ma anche in tale forma non fu possibile far uscire questo civile. Poco dopo si udì un grido e varie detonazioni.
Alla mattina del 17/4 si cercò nella cenere e vennero trovati i resti dell’uomo bruciato con due colpi esplosi di pallottola di pistola tedesca.
Si suppone che il civile bruciato sia il colpevole, la madre è stata arrestata e consegnata alla polizia da campo.
L’unità chiede che venga portato a conoscenza della popolazione quanto è accaduto, facendo presente che anche per l’avvenire saranno adottate misure sempre più severe per atti di sabotaggio e per violenze contro i soldati tedeschi. "
🔍 Le Incongruenze che smontano il "Martirio"
1. Il giallo dei due corpi al cimitero
La lapide celebra "due ragazzi" morti nel rogo della capanna il 16 aprile. Tuttavia, i registri indicano che i corpi di due giovani furono trasportati al cimitero solo a fine maggio 1944. Se fossero morti nel rogo causato dai tedeschi un mese e mezzo prima, perché i corpi sono apparsi solo allora? Questo scarto temporale suggerisce che la loro morte sia avvenuta molto dopo l'episodio della capanna.
2. L'ombra delle truppe marocchine (le "Marocchinate"). A fine maggio 1944, l'area tra Roccagorga, Maenza, Sezze e Priverno non era più sotto il controllo esclusivo tedesco, ma era teatro dell'avanzata degli Alleati. In particolare, in questi comuni si registrarono decine di vittime civili a causa delle violenze sistematiche commesse dai soldati marocchini. È estremamente probabile che almeno uno dei due ragazzi sia stato vittima di queste truppe coloniali, e non dei tedeschi.
3. La vittima della capanna: un'identità diversa?
Il documento del 16 aprile 1944 è categorico: dopo il rogo fu trovato UN SOLO corpo, identificato come l'aggressore di un soldato tedesco. Se nella capanna ci fosse stato il fratello o un altro giovane, i tedeschi — che avevano tutto l'interesse a contare i morti per scopi di rappresaglia — lo avrebbero annotato. La "sovrapposizione" dei due fratelli come vittime del rogo sembra un'invenzione successiva per coprire una verità più scomoda: una morte avvenuta per mano degli "alleati" liberatori.
🚫 L'INATTENDIBILITÀ DI RACCONTI TRAMANDATI DOPO 70 ANNI
La versione dei "bambini bruciati" si basa esclusivamente su racconti tramandati e raccolti dopo 70 anni, che la logica smentisce categoricamente:
NESSUN TESTIMONE PRESENTE: I fatti avvennero di notte, in una zona di campagna isolata. È assurdo pensare che ci fossero testimoni oculari pronti a osservare la scena mentre i "cacciatori" tedeschi setacciavano l'area in cerca di un uomo armato.
MEMORIA DISTORTA: Chi riporta oggi quei fatti non era presente. Si tratta di storie deformate dal tempo e dai passaggi di bocca in bocca, prive di valore di fronte a un verbale ufficiale scritto 48 ore dopo i fatti.
LA VERITÀ SULLE "MAROCCHINATE":
LE RICERCHE DI EMILIANO CIOTTI
L'incongruenza definitiva emerge dai registri cimiteriali, dove i corpi dei due fratelli Russi compaiono solo a FINE MAGGIO 1944, ben 40 giorni dopo l’episodio della capanna.
Il motivo di questo ritardo è emerso grazie alle ricerche condotte nel 2018 dal presidente dell'Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, Emiliano Ciotti. Le testimonianze raccolte a Roccagorga indicano una realtà ben più cruda:
Almeno uno dei fratelli sarebbe stato ucciso dai soldati marocchini (goumier) per ritorsione.
Pare che i civili avessero ucciso un soldato marocchino mentre questi tentava di violentare una donna del posto. La vendetta dei commilitoni coloniali si abbatté sui ragazzi.
CONCLUSIONE
La morte dei fratelli Rossi è stata successivamente "spostata" ad aprile e attribuita ai tedeschi per un duplice, cinico scopo: coprire i crimini atroci commessi dai "liberatori" marocchini e costruire un martirio politico che non trova alcun riscontro nelle carte.
La storia si fa con i verbali e le indagini serie, non con i "sentito dire" tramandati per settant'anni per coprire verità scomode.
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