Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate
martedì 24 febbraio 2026
Roccagorga (LT). L’ultimo cammino di Anastasio Gigli
Priverno (LT). Eccidio di Valle Canneto (7 giugno 1944).
7 giugno 1944 – Priverno (LT), località “Valle Canneto”.
Cinque soldati coloniali francesi, mentre tentavano di inseguire una donna sessantenne sparando alcuni colpi di moschetto contro di lei scopo violenza, uccisero i coniugi Caringi Giuseppe di anni 33, e Braga Assunta di anni 32, che si erano affacciati alla porta della loro abitazione per prestare soccorso alla donna.
Giugno 1940 in Francia: arresti e rastrellamenti di civili italiani
Rapporto del R.V. Console reggente di
Parigi al Ministero degli Affari Esteri che potete trovare qui
domenica 22 febbraio 2026
I prigionieri italiani nei campi francesi in Africa Occidentale
I prigionieri italiani nei campi francesi in Africa Occidentale
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la fine delle operazioni militari in Nord Africa, migliaia di militari italiani furono catturati dalle forze francesi legate alla Francia Libera e trasferiti in vari campi di prigionia, alcuni dei quali situati nell’Africa Occidentale Francese (AOF), vasta federazione coloniale che comprendeva territori come Senegal, Mali, Costa d’Avorio e Niger.
Le condizioni climatiche, la scarsità di risorse e la precarietà organizzativa dei campi in territori coloniali contribuirono spesso a rendere la vita dei prigionieri particolarmente dura. Caldo estremo, carenze alimentari e assistenza sanitaria insufficiente sono elementi ricorrenti in molte testimonianze.
Maltrattamenti e punizioni degradanti
Campo di Concentramento di Costantina (Algeria).
Nel libro storico-documentale del giornalista e Presidente ANVM vengono riportate accuse di punizioni particolarmente severe e umilianti inflitte ai prigionieri italiani. Tra queste:
Costrizione a camminare carponi lungo il campo. Umiliazioni davanti alle latrine o in altre situazioni degradanti.
È importante sottolineare che tali testimonianze provengono soprattutto da memorie individuali, diari e resoconti pubblicati nel dopoguerra dai vari ministeri e custoditi presso l'archivio militare e archivio di Stato.
Il contesto giuridico e storico
Secondo la Convenzione di Ginevra, i prigionieri di guerra dovevano essere trattati con umanità e protetti da violenze, insulti e trattamenti degradanti. Tuttavia, durante la Seconda guerra mondiale, le violazioni delle convenzioni internazionali furono purtroppo frequenti in diversi schieramenti e aree geografiche.
Nel caso dei campi francesi in Africa, le difficoltà logistiche, la tensione politica post-bellica e l’eredità del conflitto contribuirono a una gestione spesso dura dei prigionieri. La documentazione archivistica disponibile mostra un quadro variegato: accanto a situazioni di trattamento conforme alle norme internazionali, emergono anche segnalazioni di abusi. omicidi e torture oltre a condizioni gravose.
giovedì 5 febbraio 2026
De Gaulle per la destra (Vannacci) è come Tito per la sinistra.
"Seppure in Europa De Gaulle sia stato un simbolo della destra, in Italia non lo è mai stato e non può diventarlo oggi — dichiara Ciotti Presidente ANVM —. Per la nostra cultura politica, proporlo come riferimento è un paradosso paragonabile a chi volesse identificare il generale Tito come modello per la sinistra italiana". Ciotti punta l'indice sulle responsabilità della Francia gollista nella gestione dei prigionieri italiani in Africa Occidentale: "Migliaia di nostri soldati subirono torture di ogni genere ed esecuzioni sommarie; una strage che conta tra i 5.000 e i 10.000 morti".
giovedì 14 agosto 2025
L’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate porta alla luce documenti inediti sulla strage di Vergarolla.
Latina, [14.8.2025] — Il presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, Emiliano Ciotti, ha rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Roma un documento ufficiale statunitense del 1946 che getta nuova luce sulla strage della spiaggia di Vergarolla, avvenuta a Pola il 18 agosto 1946. L’esplosione, che provocò la morte di almeno 63 persone ma se ne stimano 100 e numerosi feriti, non fu un tragico incidente, bensì un attentato pianificato.
Il rapporto, redatto dal Maggiore L.A.E. Eddings e dalla Polizia V.G. Forze Armate il 24 agosto 1946, evidenzia con chiarezza che le mine esplose erano state precedentemente disinnescate e dichiarate sicure da più squadre di artificieri. L’innesco fu reso possibile solo tramite l’aggiunta deliberata di una carica primaria e di una miccia, operazione che poteva essere compiuta esclusivamente da persone con competenze specifiche in esplosivi.
Il documento riporta: l’accordo unanime degli esperti sul fatto che le mine non potevano esplodere senza intervento umano; testimonianze oculari che confermano l’esistenza di un colpo o detonatore pochi secondi prima dell’esplosione; sospetti circostanziati verso figure legate all’ambiente filo-jugoslavo ed ex partigiano, con il chiaro intento di destabilizzare la situazione politica per accelerare l’annessione di Pola e dell’Istria alla Jugoslavia.
Il rapporto identifica tre figure sospette.
Il primo è Giovanni B., nato ad Albona il 2 maggio 1915, presunto esperto di esplosivi e sospettato in passato di omicidi e attività criminali. Conosciuto con il soprannome “Foiba Man”, sospettato di aver ucciso oltre 100 persone, ex partigiano. Inizialmente ritenuto possibile autore, fu poi escluso poiché assente dalla zona da due mesi.
Il secondo è Antonio R. M., nato il 23 marzo 1890, pittore. Arrestato poche ore dopo l’esplosione e interrogato, ma rilasciato in seguito grazie a un alibi definito “di ferro” Il terzo sospettato è ignoto, avvistato dalla testimone Salvina Klatosezky, moglie di un capitano artificiere, la mattina del 23 agosto 1946. L’uomo, giunto da Trieste a Pola, appariva agitato e chiedeva insistentemente il motivo per cui fosse menzionato alla radio e sui giornali.
I testimoni riportano che vicino le mine era ormeggiata una barca con la bandiera Rossa bianca e blu con la stella Rossa
“Questi documenti — dichiara Emiliano Ciotti — chiudono definitivamente lo spazio a qualsiasi teoria giustificazionista o minimizzante. La strage di Vergarolla fu un atto terroristico, un crimine studiato nei minimi dettagli per colpire civili italiani innocenti e piegare la volontà di un popolo. È doveroso restituire verità storica e giustizia alle vittime, cancellando decenni di ambiguità e silenzi.”
L’ANVM ribadisce l’importanza della piena divulgazione di tali atti per contrastare ogni tentativo di revisionismo e mantenere viva la memoria di una delle pagine più tragiche e spesso dimenticate della storia italiana del dopoguerra. Infine, auspica che nel 2026, in occasione dell’ottantesimo anniversario della strage, i Ministri degli Esteri di Italia e Croazia si ritrovino sulla spiaggia di Vergarolla per commemorare, insieme, le vittime.
domenica 27 luglio 2025
Emiliano Ciotti Presidente ANVM, in audizione al Senato per la giornata nazionale in memoria delle vittime delle marocchinate
10.12.2024. Il Presidente dell’Associazione Nazionale delle Vittime
delle Marocchinate, Emiliano Ciotti, è stato ascoltato questo pomeriggio in
Senato, dalla Commissione Affari Istituzionali, in merito all’esame dei disegni
di legge 836 e 1255.
Con le due proposte, una che vede come primo firmatario il Senatore Andrea
De Priamo, l’altra del Senatore Maurizio Gasparri, si vuole istituire la
Giornata in memoria delle vittime degli stupri di guerra 1943-44.
Il presidente Ciotti ha fatto una puntuale illustrazione delle terribili
vicende che coinvolsero la popolazione civile italiana. I militari alleati, in
particolare le truppe coloniali francesi, si macchiarono di orribili crimini:
stupri, omicidi, furti e razzie.
Le violenze incontrollate, conosciute comunemente con il termine
“marocchinate”, iniziarono con lo sbarco in Sicilia nel luglio 1943,
proseguirono in Campania, Lazio, Toscana e si fermarono alle porte di Firenze,
quando i magrebini francesi furono ritirati dal fronte per essere utilizzati
nello sbarco in Franca meridionale.
“Questa soldataglia lascò dietro di sé una lunga scia di sangue e dolore
tra i civili italiani – dichiara Emiliano Ciotti, presidente nazionale
dell’ANVM – finalmente dopo 80 anni di silenzio c’è la volontà del Parlamento
di legiferare in materia e di istituire una giornata nazionale in memoria delle
vittime di questi stupri di guerra. Noi indichiamo la data del 18 maggio per
commemorare le donne e gli uomini colpiti da questa violenza. Ricordare questi
drammatici eventi, troppo a lungo dimenticati, è anche un modo per affermare
una cultura del rispetto e contrastare i tanti episodi di violenza che ancora
oggi sono presenti in molti scenari di guerra.
Ringraziamo il Senatore De Priamo per aver sposato questa causa – conclude
Ciotti – e con lui il Senatore Gasparri e i componenti della Commissione che
hanno avuto la sensibilità di ascoltare le nostre parole.”
L'intervento completo la potete scaricare
qui: https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/432/001/Associazione_naz._vittime_delle_marocchinate.pdf
📢 La memoria è un dovere. La verità, un diritto.
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