Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate
domenica 8 marzo 2026
Festa della Donna, il ricordo delle donne italiane vittime delle marocchinate
giovedì 5 marzo 2026
La nuova edizione del libro di Ciotti porta a galla oltre alle responsabilità militari anche quelle religiose contro i cristiani italiani.
Nuova edizione di «Le marocchinate.
Cronaca di uno stupro di massa» di Emiliano Ciotti
Torna in tutti gli store online, in una nuova edizione aggiornata, «Le marocchinate. Cronaca di uno stupro di massa», il libro del ricercatore Emiliano Ciotti dedicato a uno dei capitoli più controversi e dolorosi della storia italiana durante la Seconda guerra mondiale.
Il volume ripercorre gli episodi di violenza che, secondo numerose testimonianze e documenti, colpirono la popolazione civile italiana durante l’avanzata del Corpo di spedizione francese in Italia, impegnato nel 1944 nella liberazione della penisola dall’occupazione nazista.
Le violenze e il tema delle responsabilità
Le cosiddette “marocchinate” – termine nato nel linguaggio popolare italiano per indicare le violenze attribuite a reparti coloniali nordafricani – rappresentano ancora oggi un tema complesso e oggetto di dibattito tra storici.
La questione delle responsabilità è rimasta a lungo controversa. Alcuni documenti militari francesi indicano che diversi soldati furono processati e puniti dalle autorità militari per reati commessi contro la popolazione civile. Tuttavia, il tema della dimensione reale del fenomeno e delle responsabilità dei comandi militari continua a essere oggetto di ricerche e discussioni tra studiosi.
Tra memoria e polemiche
Negli ultimi decenni le marocchinate sono tornate al centro dell’attenzione pubblica anche grazie alle testimonianze delle vittime e alle iniziative di associazioni locali, in particolare nelle province di Frosinone e Latina, dove il ricordo di quegli eventi è ancora molto presente. Parallelamente, la storiografia contemporanea ha cercato di distinguere tra memoria collettiva, ricostruzione storica e narrazioni spesso amplificate o semplificate nel dibattito pubblico. Gli storici sottolineano infatti che la ricostruzione dei fatti richiede un confronto rigoroso tra archivi italiani, francesi e testimonianze locali.
Un capitolo difficile della storia italiana
Con questa nuova edizione, Emiliano Ciotti propone un lavoro che intende riportare l’attenzione su una pagina di storia rimasta a lungo ai margini del racconto ufficiale della guerra in Italia.Il libro si inserisce in un filone di studi e testimonianze che cercano di comprendere un fenomeno complesso, segnato dal trauma della guerra e dalle conseguenze dell’occupazione militare sui territori civili.
A ottant’anni dagli eventi della Seconda guerra mondiale, il dibattito sulle marocchinate resta aperto, tra ricerca storica, memoria delle comunità locali e la necessità di fare piena luce su uno degli episodi più controversi della liberazione dell’Italia.
Cassino 1944: arsa viva dopo le violenze delle truppe franco-marocchine”
Nel 1944, nei territori già martoriati attorno a Cassino e alle pendici di Monte Caira, la popolazione civile visse giorni di terrore.
Le truppe coloniali nordafricane inquadrate nell’esercito francese, composte in gran parte da soldati di religione islamica, erano stanziate nella zona durante l’avanzata alleata. In quel contesto di caos e crollo dell’ordine militare, alcuni reparti si resero responsabili di gravi crimini contro civili italiani, che erano in larga maggioranza cristiani.
Tra gli episodi più atroci tramandati dalla memoria locale vi è quello che riguarda una donna indicata come VILLANI: dopo essere stata violentata, venne barbaramente uccisa, arsa viva. Un atto che sconvolse profondamente la comunità, già provata dai bombardamenti e dalla distruzione.
La guerra, oltre agli scontri tra eserciti, portò con sé violenze contro persone indifese, segnando per sempre la memoria collettiva del territorio. Ricordare questi fatti significa rendere giustizia alle vittime e riconoscere il dolore vissuto dalle popolazioni civili nel 1944.
Storia documentata, tratta dal libro “Il dossier dei crimini francesi vol. III"
Carpineto Romano (Roma). L'eccidio dimenticato di "Valle Cisterna".
Tra il 31 maggio e il 1° giugno 1944, in località Valle Cisterna, nel Comune di Carpineto Romano, si consumò una tragedia che ancora oggi pesa sulla memoria del nostro territorio.
Carri armati francesi aprirono il fuoco contro una capanna rurale, colpendola con un colpo di cannone e provocando la morte di numerose persone che vi avevano trovato rifugio. Tra le macerie e il terrore, i sopravvissuti vissero ore drammatiche: le donne rimaste in vita furono vittime di violenze da parte di soldati franco-marocchini.
Una pagina dolorosa della Seconda guerra mondiale che merita rispetto, ricordo e verità.
Onorare le vittime significa custodire la memoria di ciò che accadde, senza odio ma senza silenzi.
Perché solo ricordando possiamo comprendere davvero il prezzo umano della guerra.
Storia documentata, tratta dal libro “Le marocchinate"
martedì 3 marzo 2026
Albanova (CE). Aveva solo 4 anni
6.3.1944. Albanova oggi Casal di Principe (Caserta).
Il fumo degli incendi oscurava l’orizzonte e il rombo dell’artiglieria faceva tremare le case di pietra. In quel lembo d’Italia la guerra non era più una linea sulle mappe, ma una presenza feroce che entrava nelle case e nei corpi. Non distingueva tra soldati e civili: colpiva chiunque si trovasse sul suo cammino.
Maria e le altre donne del villaggio avevano imparato a temere non solo le esplosioni, ma il silenzio che le precedeva. Quando i reparti coloniali dell’esercito francese, tra cui i goumiers, comparvero sulla strada principale, il terrore divenne paralizzante. Senza protezione, molte fuggirono nei boschi, nascondendosi tra rocce e querce, soffocando i singhiozzi per non farsi scoprire.
«Eravamo ficcate come vermi nelle grotte», ricorda una testimone. Ma la violenza non risparmiò neppure i bambini. Raffaella (nome di fantasia), quattro anni, fu tra le vittime: le ferite riportate resero necessario il ricovero presso l’Ospedale Pellegrini di Napoli.
La guerra mostrò il suo volto più crudele: quello che travolge innocenti senza colpa. Donne e bambini, estranei a ogni strategia o ideologia, pagarono il prezzo più alto, segnati per sempre da un dolore che nessuna vittoria può cancellare.
Storia documentata, tratta dal libro “Il dossier segreto dei crimini francesi Vol III"
sabato 28 febbraio 2026
Pastena (FR) – L’eccidio di “Pietra la Spina”, compiuto da reparti coloniali dell’esercito francese
Il 25 maggio 1944 rimane una delle date più nere della storia di Pastena. In località Pietra la Spina, presso l’abitazione della famiglia Zomparelli, si consumò una strage che colpì il cuore della comunità e lasciò una ferita mai rimarginata nella memoria collettiva del paese.
In quelle ore di caos seguite al passaggio del fronte, alcuni soldati dei reparti coloniali nordafricani inquadrati nell’esercito francese si resero responsabili di un atto di violenza estrema e gratuita. Senza provocazione, senza resistenza, senza alcuna ragione militare o necessità bellica, vennero brutalmente assassinati: Chiaro Antonio, Zomparelli Rosa, Chiaro Vincenzo e Colantuono Antonio
Non si trattò di uno scontro armato, né di un’azione di guerra: fu un eccidio di civili inermi, compiuto con una ferocia che travalicò ogni giustificazione possibile. Le vittime furono colpite all’interno o nei pressi della loro abitazione, luogo che avrebbe dovuto rappresentare rifugio e sicurezza, trasformato invece in teatro di morte.
Una violenza gratuita che sconvolse l’intera comunità
La notizia della strage si diffuse immediatamente in tutto il paese, provocando sgomento, paura e indignazione. Pastena era una comunità piccola, dove tutti si conoscevano: le persone uccise erano note per la loro rettitudine, laboriosità e bontà d’animo. Proprio per questo l’omicidio apparve ancora più inspiegabile e crudele.
Quel giorno segnò una frattura profonda tra la popolazione civile e una parte delle forze che, almeno sulla carta, erano giunte come liberatrici. L’assenza di una motivazione, la sproporzione della violenza, l’uccisione deliberata di uomini e donne disarmati trasformarono quell’episodio in un atto di puro terrore, privo di qualsiasi logica militare.
Memoria e responsabilità storica
Ricordare la strage di Pietra la Spina non significa alimentare odio, ma riconoscere la verità dei fatti e restituire dignità alle vittime. La responsabilità di quei crimini ricade su chi li commise, non su interi popoli o nazioni, ma non può essere cancellata né minimizzata in nome della retorica della guerra di liberazione.
A distanza di decenni, il sacrificio di Chiaro Antonio, Zomparelli Rosa, Chiaro Vincenzo e Colantuono Antonio resta un monito: la guerra, quando perde ogni freno morale, può trasformarsi in violenza cieca contro gli innocenti.
Ricordarli oggi significa opporsi all’oblio e riaffermare che nessuna divisa giustifica un omicidio, nessuna vittoria cancella una strage.
Africa settentrionale, Campo di Concentramento di Magasan-Casablanca. Omicidio Carabiniere Belli Angelo
Il 27 luglio 1943, nel campo di concentramento americano n.100 di Masagan (Casablanca), avvenne un episodio che i testimoni descrissero come segnato da crudeltà e sadismo delle sentinelle marocchine.
Da circa quindici giorni ai prigionieri non veniva distribuito tabacco, e le guardie incoraggiavano un mercato clandestino, scambiando sigarette con sapone o denaro.
Diversi testimoni raccontarono che una sentinella della torretta n.18 prima lanciò tabacco ai prigionieri e poi, con freddezza, imbracciò il fucile, prese la mira e sparò verso un gruppo di soldati disarmati all’interno del campo.
Il colpo colpì al petto il carabiniere Belli Angelo classe 1907, che crollò immediatamente a terra.
I compagni tentarono di soccorrerlo, ma la stessa guardia minacciò con il fucile chi cercava di avvicinarsi, impedendo i primi soccorsi mentre il ferito agonizzava.
Solo dopo circa mezz’ora arrivò un’ambulanza americana.
L’episodio suscitò forte indignazione tra i detenuti, soprattutto quando alcuni ufficiali francesi, invece di condannare l’accaduto, si congratularono con la sentinella, offrendole una sigaretta e battendole una mano sulla spalla.
Per molti prigionieri quel gesto confermò un clima di brutalità e impunità, in cui la vita di un soldato prigioniero poteva essere spezzata per un atto di puro arbitrio.
Storia documentata, tratta dal libro “Il dossier segreto dei cimini francesi Vol II"
Festa della Donna, il ricordo delle donne italiane vittime delle marocchinate
Oggi, 8 marzo , mentre il mondo ricorda e onora tutte le donne, il nostro pensiero va anche alle donne italiane vittime delle marocchinate ,...
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7 giugno 1944 – Priverno (LT), località “Valle Canneto”. Cinque soldati coloniali francesi, mentre tentavano di inseguire una donna sessan...
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