giovedì 14 agosto 2025

L’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate porta alla luce documenti inediti sulla strage di Vergarolla.

Latina,  [14.8.2025]  — Il  presidente  dell’Associazione  Nazionale  Vittime  delle Marocchinate, Emiliano Ciotti, ha rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Roma un documento ufficiale statunitense del 1946 che getta nuova luce sulla strage della spiaggia di Vergarolla, avvenuta a Pola il 18 agosto 1946. L’esplosione, che provocò la morte di almeno 63 persone ma se ne stimano 100 e numerosi feriti, non fu un tragico incidente, bensì un attentato pianificato.




Il rapporto, redatto dal Maggiore L.A.E. Eddings e dalla Polizia V.G. Forze Armate il 24  agosto  1946,  evidenzia  con  chiarezza  che  le  mine  esplose  erano  state precedentemente disinnescate e dichiarate sicure da più squadre di artificieri. L’innesco  fu  reso  possibile  solo  tramite  l’aggiunta  deliberata  di  una  carica primaria e di una miccia, operazione che poteva essere compiuta esclusivamente da persone con competenze specifiche in esplosivi.



Il documento riporta: l’accordo unanime degli esperti sul fatto che le mine non potevano esplodere senza intervento umano; testimonianze oculari che confermano l’esistenza di un colpo o detonatore pochi secondi prima dell’esplosione; sospetti circostanziati verso figure legate all’ambiente filo-jugoslavo ed ex partigiano, con il chiaro intento di destabilizzare la situazione politica per accelerare l’annessione di Pola e dell’Istria alla Jugoslavia.

Il rapporto identifica tre figure sospette.

Il primo è Giovanni B., nato ad Albona il 2 maggio 1915, presunto esperto di esplosivi e sospettato in passato di omicidi e attività criminali. Conosciuto con il soprannome “Foiba Man”, sospettato di aver ucciso oltre 100 persone, ex partigiano. Inizialmente ritenuto possibile autore, fu poi escluso poiché assente dalla zona da due mesi.


Il secondo è Antonio R. M., nato il 23 marzo 1890, pittore. Arrestato poche ore dopo l’esplosione e interrogato, ma rilasciato in seguito grazie a un alibi definito “di ferro” Il terzo sospettato è ignoto, avvistato dalla testimone Salvina Klatosezky, moglie di un capitano artificiere, la mattina del 23 agosto 1946. L’uomo, giunto da Trieste a Pola, appariva agitato e chiedeva insistentemente il motivo per cui fosse menzionato alla radio e sui giornali.

I testimoni riportano che vicino le mine era ormeggiata una barca con la bandiera Rossa bianca e blu con la stella Rossa



“Questi documenti — dichiara Emiliano Ciotti — chiudono definitivamente lo spazio a qualsiasi teoria giustificazionista o minimizzante. La strage di Vergarolla fu un atto terroristico, un crimine studiato nei minimi dettagli per colpire civili italiani innocenti e piegare la volontà di un popolo. È doveroso restituire verità storica e giustizia alle vittime, cancellando decenni di ambiguità e silenzi.”



L’ANVM ribadisce l’importanza della piena divulgazione di tali atti per contrastare ogni tentativo di revisionismo e mantenere viva la memoria di una delle pagine più tragiche e spesso dimenticate della storia italiana del dopoguerra. Infine, auspica che nel 2026, in occasione dell’ottantesimo anniversario della strage, i Ministri degli Esteri  di  Italia  e  Croazia  si  ritrovino  sulla  spiaggia  di  Vergarolla  per commemorare, insieme, le vittime.

domenica 27 luglio 2025

Emiliano Ciotti Presidente ANVM, in audizione al Senato per la giornata nazionale in memoria delle vittime delle marocchinate

10.12.2024. Il Presidente dell’Associazione Nazionale delle Vittime delle Marocchinate, Emiliano Ciotti, è stato ascoltato questo pomeriggio in Senato, dalla Commissione Affari Istituzionali, in merito all’esame dei disegni di legge 836 e 1255.

  

Con le due proposte, una che vede come primo firmatario il Senatore Andrea De Priamo, l’altra del Senatore Maurizio Gasparri, si vuole istituire la Giornata in memoria delle vittime degli stupri di guerra 1943-44.

Il presidente Ciotti ha fatto una puntuale illustrazione delle terribili vicende che coinvolsero la popolazione civile italiana. I militari alleati, in particolare le truppe coloniali francesi, si macchiarono di orribili crimini: stupri, omicidi, furti e razzie.

Le violenze incontrollate, conosciute comunemente con il termine “marocchinate”, iniziarono con lo sbarco in Sicilia nel luglio 1943, proseguirono in Campania, Lazio, Toscana e si fermarono alle porte di Firenze, quando i magrebini francesi furono ritirati dal fronte per essere utilizzati nello sbarco in Franca meridionale.

“Questa soldataglia lascò dietro di sé una lunga scia di sangue e dolore tra i civili italiani – dichiara Emiliano Ciotti, presidente nazionale dell’ANVM – finalmente dopo 80 anni di silenzio c’è la volontà del Parlamento di legiferare in materia e di istituire una giornata nazionale in memoria delle vittime di questi stupri di guerra. Noi indichiamo la data del 18 maggio per commemorare le donne e gli uomini colpiti da questa violenza. Ricordare questi drammatici eventi, troppo a lungo dimenticati, è anche un modo per affermare una cultura del rispetto e contrastare i tanti episodi di violenza che ancora oggi sono presenti in molti scenari di guerra.

Ringraziamo il Senatore De Priamo per aver sposato questa causa – conclude Ciotti – e con lui il Senatore Gasparri e i componenti della Commissione che hanno avuto la sensibilità di ascoltare le nostre parole.”

 

L'intervento completo la potete scaricare qui: https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/432/001/Associazione_naz._vittime_delle_marocchinate.pdf

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"Sette Picasso Rubati dai Militari Francesi nel 1944: Scoperta-Choc dall’Archivio di Stato"

 

Sette quadri di Picasso rubati nel 1944 da militari francesi: la clamorosa scoperta in archivio

Un clamoroso episodio di furto artistico riemerge dagli archivi dopo oltre 80 anni. Durante le sue ricerche presso l’Archivio di Stato di Roma, Emiliano Ciotti, presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, ha rinvenuto un documento del 1944 che riporta la sottrazione di ben sette quadri originali di Pablo Picasso da parte di militari francesi del corpo di spedizione in Italia.

L’episodio risale al 22 maggio 1944, quando, durante un trasferimento di truppe a Sessa Aurunca, nel Casertano, alcuni militari della polizia militare d’oltralpe avrebbero razziato lo stabile in cui erano alloggiati, di proprietà della famiglia Giustiniani. Secondo la segnalazione dei carabinieri datata 8 giugno 1944, oltre a biancheria, terraglie e vetreria, vennero trafugati anche sette quadri di inestimabile valore artistico, firmati Picasso.

“Tra i tanti documenti che riportano episodi di violenze e furti delle truppe coloniali francesi – ha dichiarato Ciotti – questo mi ha particolarmente colpito. Non ho trovato alcuna traccia di un eventuale recupero delle opere rubate. Per questo ho prontamente informato il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale”.

L’iniziativa di Ciotti riaccende i riflettori su un capitolo oscuro della Liberazione, spesso ignorato: le violenze e i saccheggi compiuti dai militari magrebini francesi in diverse regioni italiane. Dai primi episodi registrati in Sicilia dopo lo sbarco alle violenze sistematiche tra Campania, Lazio, Toscana e persino l’Isola d’Elba, fino a Firenze, centinaia di testimonianze documentano atrocità che oggi faticano a trovare spazio nel racconto pubblico della guerra.

Il caso dei sette Picasso rappresenta un tassello prezioso in questo mosaico di memoria negata. Il documento storico, finora sconosciuto, potrebbe offrire una nuova pista per indagare sul destino delle opere rubate, auspicando un eventuale recupero o almeno una ricostruzione più completa dei fatti.

Come ricorda Ciotti:

“Anche se sono passati tanti anni, credo che sia nostro dovere fare luce su queste vicende. La memoria va onorata anche attraverso la verità e la giustizia”.

Articolo completo su: 

 https://www.casertanews.it/cronaca/furto-quadri-picasso-militari-francesi-sessa-aurunca-documento-storico.html


https://www.alessandriaoggi.info/sito/2021/04/11/i-soldati-francesi-nellultima-guerra-mondiale-ci-hanno-rubato-ben-sette-quadri-di-picasso

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La storia di padre Enrico Jannoni, ucciso a Vallecorsa per aver difeso delle donne

 Storie atroci, che, se pur lontane negli anni, fanno rabbrividire. Sono storie di Marocchinate, le atrocità commesse nel 1944 in Ciociaria dalle truppe Marocchine - soldati coloniali francesi -, guidate dal generale Alphonse Juin che diede ai suoi soldati cinquanta ore di libertà.




“Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donnecase, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete”. Questo comunicato in tempo di guerra viene attribuito al generale Juin.

Ora dagli archivi di Stato emerge una nuova storia di atrocità. E' la storia di un sacerdote padre Enrico Jannoni,  missionario dell’ordine religioso dei Redentoristi, fucilato il 20 maggio 1944 a Vallecorsa (Frosinone). Tentò di difendere alcune donne che stavano per essere violentate.

“Padre Enrico Jannoni si trovava a Vallecorsa, dove era nato, per far visita alla mamma e ai parenti – racconta Emiliano Ciotti, presidente dell’associazione Nazionale vittime delle marocchinate – in contrada Farna si imbatté in un gruppo di militari magrebini francesi che stavano tentando di abusare sessualmente alcune donne italiane. Questo suo gesto di coraggio gli costò la vita”.

L’Associazione ormai da diversi anni sta ricostruendo il drammatico spaccato storico spulciando importante documentazione redatta da un’apposita commissione, sui crimini commessi in Italia dalle truppe francesi, che risale al 1945. Documenti che dovevano essere calati sui tavoli internazionali per inchiodare alle proprie responsabilità le truppe marocchine, ma che sono rimasti negli archivi. Per anni. 

“Ci siamo chiesti - ha spiegato Ciotti - perché fu data carta bianca ai soldati per lo più musulmani e siamo arrivati ad un’importante  conclusione storica: i francesi non hanno mai digerito la dichiarazione di guerra pronunciata il 10 giugno 1940. E' stata definita una pugnalata alle spalle. C’è anche una motivazione per la quale i soldati marocchini hanno violentato e brutalizzato la popolazione: nel codice di islamico che il bottino di guerra”.

Sempre l’associazione Nazionale vittime delle marocchinate ha portato alla luce, qualche tempo fa, un’altra storia, già nota di una donna di Cassino uccisa e bruciata. Altro sacerdote, vittima delle truppe del generale Juin è stato, come noto, don Alberto Terilli. Parroco della chiesa di Santa Maria di Esperia, aveva nascosto alcune donne in sagrestia scoperto fu violentato in piazza: pochi giorni dopo morì.


Articolo completo 
https://www.ilmessaggero.it/frosinone/marocchinate_padre_enrico_jannoni_ucciso_vallecorsa_frosinone-5309182.html

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“Crimini degli Alleati in Italia: spunta il dossier segreto dell’orrore”

Una nuova, clamorosa scoperta negli archivi pubblici italiani getta luce su una pagina dolorosa e ancora in parte rimossa della nostra storia: i crimini commessi dalle truppe alleate in Italia tra il 1943 e il 1947.




A fare la scoperta è stato Emiliano Ciotti, presidente dell’ANVM e ricercatore indipendente, che nel corso di una ricerca presso l’Archivio Centrale di Stato si è imbattuto in un corposo dossier riservato dal titolo inequivocabile:

«Statistica incidenti e crimini commessi da truppe alleate».

Una relazione composta da oltre 2.000 pagine, scritta tra il 1944 e il 1947, inviata ai più alti organi dello Stato italiano dell’epoca: Presidenza del Consiglio, Ministero della Guerra, Interni, Esteri e Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.


📌 I numeri della vergogna: migliaia di vittime civili

Il dossier elenca con freddezza burocratica una lunga serie di abusi e crimini:

  • 1.250 civili uccisi in incidenti stradali tra settembre 1943 e dicembre 1944 (3.047 fino a giugno 1947)

  • 342 omicidi, spesso legati a episodi di violenza sessuale o brutalità gratuita

  • 6.489 furti e rapine da parte di militari alleati, con il dato ritenuto largamente sottostimato per via della mancata denuncia “per timore del peggio”

Il rapporto evidenzia un diffuso dispregio per le regole e per la popolazione civile, causato da comportamenti arbitrari, abusi di potere, e frequente ubriachezza dei militari stranieri.


🛑 “Atti spavaldi e malvagi”: donne molestate, case saccheggiate

Tra le pagine del dossier, si trovano decine di relazioni dettagliate scritte da carabinieri e commissari di polizia, che testimoniano gli orrori quotidiani vissuti dagli italiani:

  • A Lucca, il 18 marzo 1944, un camion guidato da un caporale americano investì e uccise un motociclista italiano.

  • A Mondragone, nel marzo 1944, cinque militari americani rapinarono un civile di 5.600 lire e una bicicletta.

  • In Emilia-Romagna, truppe canadesi e greche saccheggiarono interi villaggi dopo il ritiro tedesco, lasciando le famiglie senza nulla se non i vestiti addosso.

In alcuni casi, i civili venivano uccisi nel tentativo di difendere mogli, figlie o sorelle da stupri imminenti. Le relazioni parlano chiaro:

“Molti omicidi sono stati commessi per la resistenza fatta da familiari nel tentativo di impedire violenze carnali.”

Dati parziali per la mancanza di migliaia di documenti. 


🏛️ Uno Stato che cercava giustizia, ma che fu ignorato

Colpisce, tra le righe del dossier, la volontà delle istituzioni italiane dell’epoca di dare voce alle vittime, raccogliere prove, e tentare di ottenere giustizia.
Ma altrettanto evidente è l’arroganza e l’impunità garantita ai militari alleati, protetti dall’extraterritorialità e dal potere politico dei loro comandi.

Il documento, sottolinea Ciotti, non è un attacco alla liberazione, ma una necessaria operazione di verità storica:

“Nessuno nega la fine della dittatura nazifascista – spiega Ciotti – ma è un dovere ricordare che la liberazione fu accompagnata anche da un pesantissimo prezzo umano pagato dai civili, spesso dimenticato o censurato.”


📚 Quattro dossier dimenticati: una storia da riscrivere

Il dossier sui crimini degli Alleati è solo uno dei quattro raccolti da Ciotti durante le sue ricerche:

  1. I crimini commessi dalle truppe alleate in Italia (1943–1947)

  2. Gli stupri dei goumiers (truppe coloniali francesi) nel Basso Lazio

  3. I crimini commessi in Francia ai danni dei deportati italiani

  4. Le violenze subite dai soldati italiani nei campi di prigionia francesi in Nord Africa

Una mole impressionante di prove che, secondo Ciotti, dovrebbe essere conosciuta e discussa pubblicamente, anche in sede accademica e istituzionale:

“Mi accusano di revisionismo, ma sono i documenti a parlare, non le mie opinioni. Queste carte sono lì da decenni, e non sono state mai smentite.”


Il compito dell’ANVM: memoria, giustizia e verità

L’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate continuerà a lavorare per far conoscere questi documenti e ottenere finalmente:

  • Riconoscimento pubblico delle vittime italiane

  • Indagini istituzionali sui crimini commessi

  • Rispetto della memoria storica, al di là di ideologie o silenzi calati per ragioni politiche



                                   Articolo pubblicato da il Corriere della Sera e consultabile qui: 

https://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/20_gennaio_30/dossier-segreto-reati-commessi-alleati-italia-b49c3da6-4350-11ea-bdc8-faf1f56f19b7.shtml    

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"Archivio di Stato: un documento svela il tentativo americano di fermare le violenze dei coloniali francesi"

 Un documento sconvolgente sulle marocchinate: gli americani sapevano e tentarono di reagire. Emiliano Ciotti (ANVM): “Se fossero stati fermati prima, molte vite sarebbero state risparmiate”

4 gennaio 2022 – a cura di Marta Tersigni – Sezione Società

Un nuovo e clamoroso tassello si aggiunge alla tragica vicenda delle “marocchinate”, le violenze sessuali e le atrocità commesse dalle truppe coloniali francesi ai danni della popolazione civile italiana nel 1944. Un documento ufficiale, recentemente rinvenuto dal presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate (ANVM), Emiliano Ciotti, presso l’Archivio di Stato, conferma che gli Alleati erano pienamente consapevoli degli abusi in atto e che alcuni comandi americani avevano perfino dato ordine di sparare contro i soldati coloniali responsabili di violenze.

Il documento in questione è un rapporto del controspionaggio della 5ª Armata americana, datato 22 giugno 1944, e firmato dal Maggiore dei Carabinieri Reali Cesare Faccio. Il contenuto è inequivocabile: racconta gli episodi di violenza, l’indifferenza dei comandi francesi e la drastica reazione americana a difesadella popolazione civile italiana.




L’episodio di Vetralla: la scintilla

Nel rapporto si fa riferimento a un episodio specifico accaduto a Vetralla (Viterbo), tre giorni dopo l’occupazione alleata del paese. Una donna, vittima di un tentativo di stupro da parte di soldati marocchini, si rivolse a un sergente della Polizia Militare americana per chiedere protezione. Il sottufficiale si presentò al comando francese per protestare, ma si sentì rispondere dagli ufficiali d’oltralpe che “ognuno faceva la guerra a modo suo” e che non doveva intromettersi in questioni “esclusivamente francesi”.

A seguito della denuncia, il comando americano emanò un ordine interno a tutti i suoi soldati:

“In caso di violenze da parte dei marocchini, si deve far uso delle armi.”

Sei marocchini uccisi dagli americani

Ma il documento va oltre. Il controspionaggio italiano, grazie a un contatto con un ufficiale del CIC – Counter Intelligence Corps, apprese che sei soldati marocchini furono uccisi da militari americani dopo essere stati sorpresi a compiere nuove violenze. L’episodio scatenò le proteste del comando francese, al quale gli americani risposero in modo netto e inequivocabile:

“Finché i francesi continueranno a comportarsi in questo modo verso i civili, i nostri soldati spareranno prima contro i marocchini, poi contro i tedeschi.”

Secondo la stessa fonte del CIC, se il governo italiano avesse formalmente richiesto all’ONU la sostituzione delle truppe coloniali francesi con reparti italiani, la proposta sarebbe stata accolta. Una possibilità concreta che, purtroppo, non fu mai colta.

Ciotti (ANVM): “La verità storica emerge, ma a caro prezzo”

Il presidente dell’ANVM, Emiliano Ciotti, ha commentato duramente la scoperta:

“Questo documento è sconvolgente. Dimostra che il controspionaggio italiano e gli americani sapevano tutto. Dimostra che, volendo, si poteva fermare quella scia di sangue, stupri e brutalità. Ma la volontà politica di farlo subito non ci fu, e le donne italiane continuarono a subire per mesi.”

Ciotti sottolinea tre aspetti gravi emersi dal documento:

  1. La consapevolezza degli Alleati sulle violenze commesse dai coloniali francesi.

  2. Le drastiche misure adottate dagli americani, arrivati a dare ordine di sparare sui propri alleati.

  3. Il fatto che l’orrore delle marocchinate poteva essere fermato prima, se le autorità italiane avessero esercitato pressione internazionale.

“Il nostro dovere oggi – conclude Ciotti – è far conoscere questi documenti, farli studiare, e impedire che si continui a nascondere o minimizzare una delle più grandi vergogne mai subite dal popolo italiano. Le vittime delle marocchinate meritano verità, giustizia e memoria.”



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"Foiba di Roccastrada, ritrovati documenti inediti: l’ANVM denuncia al Tribunale Militare per verità e giustizia"

 

Roma, 1giugno 2024 — Un importante tassello della memoria storica italiana è emerso recentemente con il ritrovamento di documenti militari e testimonianze inedite relativi alla cosiddetta "foiba di Roccastrada", in provincia di Grosseto. Il materiale, risalente al periodo immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale, documenta l’esecuzione sommaria di soldati italiani — presumibilmente vittime di violenze politiche e vendette postbelliche — gettati in una cavità naturale nei pressi del comune toscano.




A seguito della scoperta, l’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate (ANVM) ha presentato una formale denuncia al Tribunale Militare di Roma, chiedendo l’apertura di un’indagine finalizzata all’identificazione dei responsabili dei crimini e al riconoscimento dei diritti delle famiglie delle vittime. Parallelamente, l’associazione richiede che si proceda a un recupero dei resti, affinché ai soldati uccisi sia finalmente concessa una degna sepoltura con gli onori militari.

Un crimine dimenticato

Secondo quanto riportato nei documenti — tra cui rapporti d’epoca, comunicazioni tra comandi militari e testimonianze di civili — decine di soldati italiani e tedeschi, appartenenti con ogni probabilità a reparti della RSI o semplicemente accusati di collaborazionismo, furono detenuti, torturati e poi uccisi senza processo. I corpi vennero gettati nella foiba di Roccastrada, un sito che fino ad oggi non era mai stato ufficialmente incluso nell’elenco dei luoghi delle stragi postbelliche.

Il presidente dell’ANVM, Emiliano Ciotti i, ha dichiarato:

"Non si tratta solo di rendere giustizia alle vittime, ma di ristabilire un principio di verità storica. Il silenzio su questi episodi ha durato troppo a lungo."

Le richieste dell’ANVM

La denuncia presentata al Tribunale Militare di Roma ha un duplice obiettivo:

  1. L'identificazione dei responsabili dei crimini di guerra, anche post mortem, al fine di documentare ufficialmente i fatti e attribuire eventuali responsabilità, sia individuali che di comando.

  2. Il recupero delle salme e la sepoltura in luoghi ufficiali, con l’obiettivo di restituire dignità ai militari assassinati e offrire alle famiglie un luogo di memoria e preghiera.

Una memoria da ricostruire

Il caso della foiba di Roccastrada riapre il dibattito, spesso rimandato, sul trattamento riservato a tanti soldati e civili italiani nel caos del dopoguerra. Mentre l’Italia ha già riconosciuto le stragi delle foibe in Istria e Dalmazia, questa nuova scoperta estende il campo d’indagine e impone una riflessione su quanto sia ancora sepolto nella memoria nazionale — letteralmente e metaforicamente.

L’auspicio dell’ANVM è che, al di là delle responsabilità penali, possa avviarsi un processo storico-istituzionale di verità, giustizia e riconciliazione..


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L’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate porta alla luce documenti inediti sulla strage di Vergarolla.

Latina,  [14.8.2025]  — Il  presidente  dell’Associazione  Nazionale  Vittime  delle Marocchinate, Emiliano Ciotti, ha rinvenuto presso l’Ar...