«Data l'inaudita crudeltà delle testimonianze qui riportate, si è scelto di trascrivere il documento parola per parola, affinché il racconto dei testimoni oculari dell'epoca non subisca alcuna alterazione.
Quella che segue non è una narrazione romanzata né un racconto dell'orrore, ma la cronaca di fatti realmente accaduti. È la testimonianza di una ferocia che sembra trascendere le consuete dinamiche belliche per sfociare in un odio radicale e profondo verso un'intera nazione; un sentimento così radicato da risultare, altrimenti, inspiegabile.
Presentiamo dunque, nella sua forma originale e cruda, il documento reperito presso l'Archivio Militare di Roma, affinché la storia parli con la propria voce.» ecco il documento :
Data: Settembre 1942
Località: Zona di Gornje Polje (12 km a nord di Nikšić)
«In una caverna situata nella zona di Gornje Polje, sono stati rinvenuti i resti di numerosi militari italiani appartenenti alle divisioni "Taro", "Ferrara" e "Alpi Graie", barbaramente seviziati e uccisi da formazioni partigiane. La cavità appariva ricolma di cadaveri per circa due terzi della sua capacità.
I rilievi medici e sanitari hanno confermato che la causa della morte per molti di essi è riconducibile a violenti colpi di mazza inferti alla scatola cranica. Testimoni oculari raccontano che alcuni vennero legati agli alberi mentre donne partigiane molto giovani passavano dinanzi a loro in atteggiamento indecenti per eccitarli; dopo l'eccitazione sodati partigiani evirarono i poveri soldati;
Il documento riporta atti di estrema ferocia, tra cui evirazioni, enucleazioni e il taglio di orecchie e lingue. Coloro che sopravvissero a tali supplizi vennero infine giustiziati con armi da fuoco o finiti brutalmente con i calci dei fucili battuti sulla testa.»
L’episodio è documentato da atti rinvenuti presso l’Archivio Militare di Roma, mentre una copia della documentazione è conservata nell’archivio dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate.
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