Il sole di una tarda mattinata primaverile filtrava debolmente tra le macerie e i vicoli polverosi di Fondi. La città, segnata profondamente dal passaggio del fronte e dai drammatici eventi legati alle truppe coloniali francesi, cercava faticosamente di ritrovare una parvenza di normalità tra i drammi quotidiani.
Intorno alle ore di punta del 24 maggio 1944, una donna si presentò barcollando all'ingresso dell'infermeria del 1/67° reggimento. Il suo volto era un mosaico di terrore, stanchezza e dolore; i vestiti laceri e sporchi di fango raccontavano una brutale violenza appena subita. Con un filo di voce, tra i singhiozzi, chiese disperatamente di essere visitata e curata da una persona specifica: il tenente medico Fornero Vladimiro.
La donna era stata appena aggredita da tre soldati marocchini. Per piegare la sua resistenza e assoggettarla alle loro brame, i militari l'avevano bastonata senza pietà, lasciandola ferita nel corpo e nell'anima.
«Presto, chiamate il tenente Fornero...», mormorò la sventurata prima di crollare in un pianto disperato, accolta pietosamente dal personale sanitario dell'infermeria che si precipitò a soccorrerla.
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