Tra loro c’erano dieci ufficiali. Camminavano a testa alta, nonostante le divise fossero ormai lacerate e la polvere della Jugoslavia avesse coperto i gradi e l'orgoglio. Non erano più combattenti, ma prigionieri in una terra che li guardava con odio antico.
Il Sentiero del Silenzio
Mentre la colonna risaliva verso l’altopiano di Radovce, le speranze di uno scambio di prigionieri o di un trattamento umano svanivano a ogni colpo ricevuto. Le testimonianze, rimaste per decenni sepolte come i loro corpi, parlano di maltrattamenti che andavano oltre la logica del conflitto: un accanimento feroce, figlio di una rabbia che non faceva distinzioni tra soldati di leva e ufficiali di carriera.
L'Orlo dell'Abisso
Arrivati nei pressi della foiba di Radovce, il mondo si restrinse a un buco nero nel terreno. Lì, in quella spaccatura naturale della terra, si consumò l'ultimo atto:
L'esecuzione: Non ci fu onore, né pietà. I prigionieri vennero barbaramente uccisi, molti ancora in vita mentre venivano spinti nel vuoto.
Il buio: I corpi caddero l’uno sull’altro, scomparendo nel ventre della montagna.
L'oblio: Per lunghi anni, il silenzio dei monti Piperi avrebbe coperto le grida di quegli uomini.
"Il vento tra le rocce di Radovce sembra ancora portare l'eco di quei nomi, 136 storie spezzate che la storia ufficiale, per troppo tempo, ha preferito non ascoltare."
L’episodio è documentato da atti rinvenuti presso l’Archivio dell'Esercito italiano, mentre una copia della documentazione è conservata nell’archivio dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate.
👉 Sito Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate e delle truppe Alleate 👈
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