domenica 5 aprile 2026

Esanatoglia (MC). “Dopo la liberazione: l’ombra dei partigiani slavi”

Il 3 luglio 1944 Esanatoglia respirò, per la prima volta dopo mesi, un’aria di libertà. Le truppe alleate avevano liberato il paese e la gente, timorosa ma speranzosa, tornava lentamente nelle strade.



Ma quella stessa giornata portava con sé un’ombra.

Francesco Lacchè di anni 44, tecnico della conceria, Oscar Luciani di anni 50, segretario comunale, e Felice Pettirosso di anni 35, musicista romano sfollato, scomparvero senza lasciare traccia. Nessuno seppe dire con certezza quando furono fermati, né chi li prese.

Si sussurrava di uomini armati, stranieri, partigiani slavi.

Passarono giorni. Il silenzio si fece pesante, quasi colpevole.


Poi, in località Lavalle, tra l’erba alta e il caldo di luglio, furono trovati i corpi. Erano ormai irriconoscibili, abbandonati alla decomposizione e alla dimenticanza.

Si seppe allora che erano stati giustiziati da partigiani slavi, in un tempo imprecisato di quei giorni confusi, quando la guerra sembrava finita ma continuava a colpire.

I carabinieri li raccolsero in silenzio, chiudendoli in casse semplici, come se quel gesto potesse restituire loro un po’ di dignità.

Il paese, appena liberato, capì allora che la guerra non finisce davvero in un giorno.

E che anche la libertà, a volte, porta con sé ferite che non si rimarginano.

L’episodio è documentato da atti rinvenuti presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, mentre una copia della documentazione è conservata nell’archivio dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate.


   👉 Sito Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate e delle truppe Alleate 👈

venerdì 3 aprile 2026

L’Associazione presenta il nuovo simbolo e rilancia la ricerca sui crimini di guerra

 L’Associazione è lieta di annunciare la presentazione ufficiale del proprio nuovo simbolo, espressione rinnovata dei valori di memoria, ricerca e impegno civile che da sempre ne guidano l’attività.

Il nuovo emblema rappresenta un passo importante nel percorso dell’Associazione, che intende mantenere alta l’attenzione non solo sulle vicende già note, ma anche su aspetti meno approfonditi della storia contemporanea, con particolare riguardo ai crimini commessi dagli Alleati durante il secondo conflitto mondiale.




In questa prospettiva, l’Associazione avvierà una nuova fase di studio e divulgazione, con un focus specifico su temi ancora poco esplorati, tra cui:

  • gli Internati Militari Italiani in Africa francese (IMIAF);
  • gli Internati Militari Italiani in Francia metropolitana (IMIFM);
  • i crimini degli eserciti alleati;
  • i crimini della guerra civile.

Attraverso ricerche documentarie, testimonianze 

e collaborazioni con studiosi ed enti culturali, l’Associazione si propone di contribuire a una ricostruzione storica più completa e consapevole, favorendo il dibattito e la diffusione di conoscenze fondate su fonti verificate.

Nei prossimi mesi saranno organizzati incontri pubblici, conferenze e pubblicazioni dedicate, con l’obiettivo di restituire dignità e voce a vicende spesso trascurate dalla storiografia dominante.

L’Associazione rinnova il proprio impegno a promuovere una memoria storica inclusiva, rigorosa e aperta al confronto.

Porto Sant'Elpidio (FM). Aereo in volo radente, decapitato giovane pescatore.


Il 4 maggio 1945, alle 9:30 del mattino, l’aria era calma lungo il fiume dove il quindicenne Papi Ezio era andato a pescare. La guerra stava finendo e, nonostante tutto, quella mattina sembrava quasi normale. Il ragazzo sedeva sulla riva con la canna da pesca, osservando l’acqua muoversi lentamente sotto il sole di primavera.


All’improvviso si udì il rombo di un aereo. Un apparecchio inglese comparve all’orizzonte e si abbassò rapidamente, volando incredibilmente vicino al terreno. Il rumore del motore ruppe il silenzio della campagna, spaventando gli uccelli e facendo tremare le foglie degli alberi.

Ezio alzò lo sguardo, sorpreso da quel passaggio così basso. L’aereo sfrecciò a una velocità impressionante, rasentando il terreno come se stesse sfidando i campi e il vento. Fu un attimo, un istante brevissimo.

                                  

Quando il rombo del motore si allontanò, la quiete tornò improvvisamente sulla riva del fiume. Ma quella mattina di primavera, che sembrava così tranquilla, si trasformò in una tragedia improvvisa e assurda. Il giovane Ezio, appena quindicenne, perse la vita (decapitato) in quell’evento drammatico, lasciando sgomento e dolore tra chi avrebbe poi raccontato quella terribile mattina del 4 maggio 1945.    

L’episodio è documentato da atti rinvenuti presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, mentre una copia della documentazione è conservata nell’archivio dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate.

Resta, inevitabile, una domanda che attraversa il tempo e la coscienza: era davvero necessario un volo così pericoloso? Esporre civili innocenti a un rischio tanto elevato, fino a provocare la morte di un ragazzo, appare oggi difficile da comprendere. Proprio in quei giorni, molti italiani guardavano agli Alleati come al simbolo della fine della guerra, della liberazione e della speranza. E invece, per qualcuno, quell’attesa si trasformò tragicamente nell’inizio di un dolore irreparabile.


             👉 Sito Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate e delle truppe Alleate 👈

Esanatoglia (MC). “Dopo la liberazione: l’ombra dei partigiani slavi”

I l 3 luglio 1944 Esanatoglia respirò, per la prima volta dopo mesi, un’aria di libertà. Le truppe alleate avevano liberato il paese e la ge...