Il 3 luglio 1944 Esanatoglia respirò, per la prima volta dopo mesi, un’aria di libertà. Le truppe alleate avevano liberato il paese e la gente, timorosa ma speranzosa, tornava lentamente nelle strade.
Ma quella stessa giornata portava con sé un’ombra.
Francesco Lacchè di anni 44, tecnico della conceria, Oscar Luciani di anni 50, segretario comunale, e Felice Pettirosso di anni 35, musicista romano sfollato, scomparvero senza lasciare traccia. Nessuno seppe dire con certezza quando furono fermati, né chi li prese.
Si sussurrava di uomini armati, stranieri, partigiani slavi.
Passarono giorni. Il silenzio si fece pesante, quasi colpevole.
Poi, in località Lavalle, tra l’erba alta e il caldo di luglio, furono trovati i corpi. Erano ormai irriconoscibili, abbandonati alla decomposizione e alla dimenticanza.
Si seppe allora che erano stati giustiziati da partigiani slavi, in un tempo imprecisato di quei giorni confusi, quando la guerra sembrava finita ma continuava a colpire.
I carabinieri li raccolsero in silenzio, chiudendoli in casse semplici, come se quel gesto potesse restituire loro un po’ di dignità.
Il paese, appena liberato, capì allora che la guerra non finisce davvero in un giorno.
E che anche la libertà, a volte, porta con sé ferite che non si rimarginano.
L’episodio è documentato da atti rinvenuti presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, mentre una copia della documentazione è conservata nell’archivio dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate.
👉 Sito Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate e delle truppe Alleate 👈

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