martedì 24 febbraio 2026

Roccagorga (LT). L’ultimo cammino di Anastasio Gigli




Dal racconto della sorella Annunziata Gigli:                                                                          

quel maledetto 11 giugno 1944 ci recavamo alla vigna vicino a Maenza (LT), io con mio marito Ruggero, e i miei fratelli Anastasio e Modesto il quale portava l’asino. Lungo il cammino cominciò a piovere e trovammo riparo sotto un albero. Ad un tratto incontrammo un gruppo di soldati marocchini  che  chiesero  e  nel  contempo  presero  Anastasio  per  farsi accompagnare a Roccagorga al fine di approvvigionarsi di acqua. Così si avviarono verso il paese e noi proseguimmo verso la campagna. Verso le 11et30 mia sorella Clarice incontrò Anastasio e gli chiese come mai non fosse andato in campagna; lui le rispose che avrebbe accompagnato i soldati e poi ci avrebbe raggiunto. Ma ciò purtroppo non avvenne mai. Alle 12et30 in paese si sparse la voce che avevano visto un gruppo di goumiers trasportare un corpo avvolto in un lenzuolo insanguinato. 

 


(immagine creata tramite intelligenza artificiale)

Non vedendo  arrivare  Anastasio  insieme  ai  miei  fratelli,  iniziammo  a cercarlo  nelle  campagne del  paese  ma  non  riuscendo  a  trovarlo  ci recammo  presso  i  Carabinieri  di Roccagorga  e  poi  presso quelli  di Maenza, poiché i fatti erano capitati in quei territori. Trascorsi tre giorni in ricerche estenuanti  e senza alcun risultato, finalmente una donna ci indirizzò all’ospedale di Priverno, ove disse di aver visto un ragazzo ferito. Pertanto andammo immediatamente al nosocomio, e qui i medici ci riferirono che un gruppo di goumiers avevano portato un giovane già senza  vita,  “ucciso  da  una  ferita  mortale,  un’arma  da  taglio,  una baionetta o un coltello” e che, conclusero i medici, la salma del ragazzo denunciava la presenza evidente di violenze. Il corpo venne trasportato all’interno del cimitero e lì tra pianti e disperazione fu identificato.




 

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