Dal racconto della sorella Annunziata Gigli:
quel maledetto 11 giugno 1944 ci recavamo alla vigna vicino a Maenza (LT), io con mio marito Ruggero, e i miei fratelli Anastasio e Modesto il quale portava l’asino. Lungo il cammino cominciò a piovere e trovammo riparo sotto un albero. Ad un tratto incontrammo un gruppo di soldati marocchini che chiesero e nel contempo presero Anastasio per farsi accompagnare a Roccagorga al fine di approvvigionarsi di acqua. Così si avviarono verso il paese e noi proseguimmo verso la campagna. Verso le 11et30 mia sorella Clarice incontrò Anastasio e gli chiese come mai non fosse andato in campagna; lui le rispose che avrebbe accompagnato i soldati e poi ci avrebbe raggiunto. Ma ciò purtroppo non avvenne mai. Alle 12et30 in paese si sparse la voce che avevano visto un gruppo di goumiers trasportare un corpo avvolto in un lenzuolo insanguinato.
(immagine creata tramite intelligenza artificiale)
Non vedendo arrivare Anastasio insieme ai miei fratelli, iniziammo a cercarlo nelle campagne del paese ma non riuscendo a trovarlo ci recammo presso i Carabinieri di Roccagorga e poi presso quelli di Maenza, poiché i fatti erano capitati in quei territori. Trascorsi tre giorni in ricerche estenuanti e senza alcun risultato, finalmente una donna ci indirizzò all’ospedale di Priverno, ove disse di aver visto un ragazzo ferito. Pertanto andammo immediatamente al nosocomio, e qui i medici ci riferirono che un gruppo di goumiers avevano portato un giovane già senza vita, “ucciso da una ferita mortale, un’arma da taglio, una baionetta o un coltello” e che, conclusero i medici, la salma del ragazzo denunciava la presenza evidente di violenze. Il corpo venne trasportato all’interno del cimitero e lì tra pianti e disperazione fu identificato.


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